Home Le rubriche A Sud 179 - Gennaio 2010: Calabria, stendere un ponte sui veleni?
179 - Gennaio 2010: Calabria, stendere un ponte sui veleni? PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Domenica 31 Gennaio 2010 13:22
A SUD
 
di Maria Letizia Anastasio
 
Nasce, a partire da questo numero, una nuova rubrica. A curarla sarà Maria Letizia Anastasio che, assieme ad Angelo Pagliaro, sono da vecchia data soci di Mag 6 e saranno le nostre preziose antenne nell’Italia del sud.
Letizia è nata a Paola (CS) nel 1960. Si è laureata in Scienze Agrarie presso l’Università degli Studi di Milano. Dottoressa Agronoma si è specializzata in Divulgazione agricola. Ha conseguito il Master di II Livello in “Valutazione dei sistemi di istruzione” presso la facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Roma Tre, e il Master di II Livello “Il docente ricercatore di modelli e laboratori didattici e formativi” presso l’Università della Calabria. Vive a Paola, dove insegna Scienze Naturali al Liceo Scientifico “Galileo Galilei”.
 
 
Calabria, stendere un ponte sui veleni?
 
Tavole rotonde, convegni, manifestazioni popolari hanno decretato il tardivo risveglio dei calabresi da un sonno atavico che ha consentito saccheggi e soprusi a danno del territorio e degli abitanti. Come si è potuto permettere che la Calabria da verde terrazza con vista sul mare sia stata ridotta a stipo segreto dei veleni del mondo?
 
“Vocata per scelta” all’agricoltura, priva di industrie di trasformazione dei prodotti che le avrebbero consentito il completamento della filiera produttiva e il ricavo del valore aggiunto, abituata ad essere il fanalino di coda del Paese, la Calabria è, da sempre, colonia di uno Stato che, utilizzando gli ammortizzatori sociali assistenziali, ha trasformato i cittadini in elettori e i diritti in privilegi da erogare in cambio di voti.
Il rapporto di sudditanza ha condizionato lo sviluppo della regione per la quale non sono stati previsti progetti organici per uno sviluppo economico sostenibile, ma singoli interventi legati al nome del politico di turno.
 
Poca attenzione si è posta allo smaltimento dei veleni della Marlane, industria tessile con sede in Praia a Mare (CS), o delle scorie della Pertusola di Crotone, l’importante era che esse portassero lavoro alla regione. Persino lo spiaggiamento della nave Jolly Rosso nel mare di Amantea, comune della provincia di Cosenza, per il conseguente indotto mediatico, è stato visto, inizialmente, come momento di visibilità, di movimento.
 
A nulla sono serviti i moniti di chi dubitava (il dubbio, uno dei nomi dell’intelligenza, diceva Borges) e chiedeva la valutazione dell’impatto ambientale delle industrie impiantate, di chi testimoniava di strani movimenti notturni di camion carichi di merce “top secret”, di bidoni con liquidi maleodoranti restituiti dal mare o di strani oggetti di metallo incrostati di giallo che, a distanza di pochi anni, provocavano la morte per leucemia dei pescatori che li avevano raccolti.
 
Richiedere chiarimenti assumeva il significato di tentativo di sovversione di governi di colore diverso, ma di uguale credibilità. La paura, seminata nel terreno fertile dell’inerzia del popolo calabrese, ha creato l’alibi per giustificare la diffusione della “sindrome dello struzzo”.
 
Ad aprire, finalmente, gli occhi della gente, dando contemporaneamente avvio al caso giudiziario sulle navi dei veleni, non il bacio di un principe azzurro, né la morte di un funzionario dello Stato (Natale De Grazia), ma, ironia della sorte, le confessioni di un pentito di Mafia, Francesco Fonti, della famiglia Romeo di S. Luca.
 
Dalle sue parole è emersa l’immagine di un mare, saccheggiato e gravemente malato, frutto delle aberrazioni del nostro sistema. Il degrado costante, provocato da attività terrestri e marittime, territoriali ed extraterritoriali, l’ha trasformata, in pochi decenni, in una condotta di scarico nella quale organizzazioni affaristico-political-mafiose hanno “riversato” tutta la loro sete di denaro con grande irresponsabilità ecologica.
 
Dal 21 aprile 2006, data in cui a Milano un magistrato antimafia ha raccolto la testimonianza del pentito Fonti, al 2008, si è tentato in ogni modo di alimentare l’incredulità verso la sua versione dei fatti. “Ma il velo è squarciato” - ha detto Bruno Giordano, capo della Procura di Paola dal luglio 2008 - “nessuno può più sostenere che le navi non ci sono”.
 
Da questo momento, Giordano e Silvio Greco, assessore all’Ambiente della Regione Calabria e biologo marino, sono diventati i protagonisti istituzionali nella ricerca della verità e delle responsabilità, fornendo, con la professionalità con cui hanno affrontato le indagini, quella credibilità che smuove le coscienze. Ad avvalorare l’ipotesi di avvelenamento della regione la relazione del dottor Giacomino Brancati, medico e consulente della Procura, nella quale si è confermata l’esistenza di un eccesso statisticamente significativo di mortalità nel distretto di Amantea rispetto al restante territorio regionale, dal ‘92 al 2001, in particolare nei comuni di Serra d’Aiello, Amantea, Cleto e Malito, a causa di tumori maligni di colon, retto, fegato, mammella.
 
Al comitato civico “Natale De Grazia”
(www.comitatodegrazia.org), nato con l’intento di fare luce sulla misteriosa morte dell’ufficiale della Marina avvenuta a metà degli anni Novanta, appena trentanovenne, mentre indagava sullo smaltimento clandestino delle scorie radioattive in Calabria e sui traffici marittimi di rifiuti tossici, si sono affiancate Associazioni, WWF, Legambiente, e Movimenti popolari di tutta la Calabria, uniti nella richiesta della tutela della salute e del recupero ambientale di tutta la regione.
 
Ma la bomba ecologica innescata potrebbe rivelarsi di portata mondiale e il dramma calabrese potrebbe trasformarsi presto nella tragedia del Mediterraneo, cerniera tra oriente e occidente nel bene e nel male, e, in seguito, delle masse d’acqua oceaniche.
 
Come ben sa chi si occupa di interpretare i fenomeni naturali, la libertà del mare viaggia nelle sue gocce, docili a migrazioni e pronte ad ogni contagio. Renitente a confini, il mare non pecca di egoismo, rende ciò che si immette anche a grande distanza, sotto forma di pioggia, di pianta o di animale.
 
Quale eredità lasceremo a figli e nipoti?
Si acconsentirà a farli vivere di sogni, nel ricordo dell’odore del mare e dei merletti di schiuma che accarezzavano loro il viso? Pare di si, visto che alcuni sindaci di paesi costieri si ostinano a pubblicizzare immagini stereotipate di un mare da bere. Altri amministratori, mentre affermano di accettare l’evidenza della situazione, propongono verità che li scagionino da qualsiasi responsabilità, guardandosi bene dall’affrontare il tema del recupero ambientale del territorio.
 
La bonifica, nell’immaginario del politico medio, è considerata troppo onerosa per il bilancio dello Stato che, però, stanzia miliardi per stendere un ponte “pietoso” tra due lembi di terra, Calabria e Sicilia, armonicamente uniti da un esile filo di azzurro.
 
Ultimo aggiornamento Domenica 31 Gennaio 2010 13:27