| 180 - Febbraio 2010: Consigli per INvestiRE |
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| Mercoledì 10 Marzo 2010 12:44 |
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PANE QUOTIDIANO
Notizie dal DES
Distretto di Economia Solidale di Reggio Emilia
a/c di Michele Fantini
CONSIGLI PER INvestiRE
Il vestito che stiamo indossando, un semplice capo di abbigliamento acquistato nel negozio di fiducia, diciamo la verità, chi di noi saprebbe raccontarne la storia?
Da dove proviene il tessuto, chi lo ha fatto, quali sono le condizioni lavorative nel paese d’origine, quale parte del prezzo d’acquisto è stata riconosciuta ai diversi soggetti che hanno partecipato alla produzione. Sono quesiti che difficilmente trovano una risposta nel cartellino apposto dall’azienda produttrice sul capo in vendita nel negozio, questa infatti tenderà ad esaltarne determinate qualità estetiche e tecniche ma quelle intrinseche verranno omesse, guai però a chiederlo al negoziante ti prenderebbe per pazzo.
Di certo non c’è di che stare tranquilli quando ci giungono notizie dei salari da fame delle operaie che lavorano nelle fabbriche del Sud del Mondo o dei morti sul lavoro per mancanza di sistemi di sicurezza o dei licenziamenti degli attivisti dei sindacati che lottano per il riconoscimento dei loro diritti.
Se proviamo poi a consolarci con il Made in Italy le cose non vanno tanto meglio, come possiamo non pensare alla precarietà dei lavoratori delle piccole aziende sub-fornitrici dei grandi marchi, fino a poco tempo fa vanto del nostro sistema produttivo ora non più abbastanza produttivo, fino ai laboratorilager dove i migranti cinesi sono costretti a lavorare anche 14 ore al giorno mangiando e dormendo accanto alla macchina da cucire.
Se vogliamo vestirci in maniera pulita qualche alternativa c’è. Grazie a chi ha capito che il settore tessile deve essere sostenibile per chi presta il proprio lavoro e così ci permette di soddisfare un bisogno primario senza dover rischiare di essere complici di sporchi meccanismi.
Da queste riflessioni nasce “INvestiRE”, un progetto di alleanza tra i Gruppi d’Acquisto Solidali reggiani, Ravinala centrale di importazione del commercio equo e solidale ed Equi(x)Eden una piccola manifattura che ha intrapreso un percorso di consapevolezza verso un tessile più sostenibile.
INvestiRE è una linea di abbigliamento solidale, i capi in produzione sono inizialmente un modello di camicia da donna e uno da uomo in puro cotone 100%, il colore è il bianco “ecru” poiché il cotone non è tinto e si presenta nel suo colore naturale.
Sfidando la grande industria e unendo le forze si è deciso di mettere in atto un sistema produttivo responsabile in particolare nella scelta di utilizzare tessuto proveniente dal progetto indiano del commercio equo Wheavers Wheel (la ruota dei tessitori) promosso da Alessandra L’Abate, tessitrice fiorentina abitante da diversi anni nel Sud dell’India, che ha costruito una vasta rete di
produttori del cotone nei villaggi rurali che lavorano in modo tradizionale e utilizzano sistemi produttivi manuali condividendone rischi e benefici.
Sono contadini, cardatori, filatori e tessitori e fanno riferimento a Gandhigram, una piccola industria decentrata situata nello stato del Tamil Nadu che si ispira alla filosofia del Mahatma Gandhi: “Sarvodaya” ovvero “per il benessere di tutti”.
È un’organizzazione che offre opportunità di reddito a 2.000 artigiani e che opera per riconvertire il cotone verso un regime di agricoltura biologica. Il tessuto utilizzato si chiama Khadi ed è considerato sacro secondo i principi gandhiani, esso racchiude in sé i valori della pace, del rispetto dell’ambiente, del rifiuto della dipendenza dalle importazioni a favore del lavoro manuale come fonte di autosostentamento per gli artigiani indiani.
È importato da Ravinala mentre, la manifattura Equi(x)Eden coordina gli artigiani reggiani che si occupano di confezionare le camicie: modellistica, taglio, confezionamento, asole, stiro e imbusto. Una linea di abbigliamento solidale “made in Reggio Emilia” è un investimento dunque per garantire una sostenibilità ai lavoratori coinvolti nella produzione degli abiti, in India così come in Italia. Partecipando dal basso è possibile cambiare le regole di un settore che ha un fortissimo impatto sull’ambiente e sull’uomo diventando co-produttori nei processi e nelle scelte.
La scelta di importare il tessuto dall’India e di confezionare i vestiti a Reggio Emilia risponde a una esigenza precisa: creare un circuito virtuoso che permetta di non disperdere la ricchezza prodotta rimettendola a disposizione della rete locale.
La Rete dei Gas reggiani ha accolto l’iniziativa partecipando come soggetto attivo in questa alleanza, il primo ordine verrà fatto entro la metà di marzo e le camicie saranno consegnate entro giugno. È possibile sostenere questo progetto acquistando una o più camicie, il costo se si decide di prefinanziare al momento dell’ordine è di 40 euro per il modello donna e 42 euro per il modello uomo. Anche il prezzo è esplicitato in maniera trasparente: Le camicie sono esposte presso quattro Botteghe del Mondo a Reggio Emilia e provincia. Per chi non fa parte di un Gas ma vuole comunque aderire al progetto può chiedere informazioni e l’elenco delle Botteghe a:
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